
Tecnici, please!Un'indagine della Confindustria ha messo in luce una realtà per certi aspetti sorprendente: la carenza di tecnici diplomati in tutti i settori produttivi del nostro Paese.
Riportiamo di seguito alcuni grafici che descrivono adeguatamente questa realtà ed un articolo del Sole 24 Ore che ne discute cause, effetti e possibili interventi correttivi.
In Italia è emergenza tecnico-scientifica: negli ultimi 15 anni gli iscritti agli istituti tecnici sono crollati eppure non è diminuita la richiesta di competenze specializzate. Da un picco di 230.000 diplomati a metà degli anni novanta si è scesi a 169.000 del 2007, con il sorpasso, nel 2003, del numero di iscritti al liceo ai danni degli iscritti agli istituti tecnici. Un calo dovuto soprattutto a "pregiudizi culturali" spiegano gli esperti. Un'emorragia che colpisce anche le immatricolazioni universitarie nelle scienze di base (matematica, fisica e chimica) e che sarà al centro della prossima giornata nazionale di Orientagiovani, l'incontro per aiutare le scelte degli studenti organizzato da Confindustria, quest'anno a Genova, il 14 novembre.
Un appuntamento che servirà a capire cosa succede ai ragazzi tra i 5 e i 18 anni perchè "da bambini dicono di voler diventare scienziati e ricercatori e tutti vogliono giocare al piccolo chimico, mentre all'ultimo anno di liceo fanno gli scongiuri perché alla maturità non ci sia la prova di fisica".
Se l'emergenza scientifica è esplosa negli ultimi 15 anni, il problema è invece iniziato nel 1923 con la riforma della scuola di Giovanni Gentile "che ha abrogato l'istituto tecnico sezione tecnico-scientifica per istituire il liceo dove si studia più latino che scienza. Con un colpo di spugna si è cancellata la scuola di Fermi e Voltaire", dice Luigi Berlinguer, ministro dell'istruzione dal 1996 al 2000 e oggi presidente del comitato per lo sviluppo della cultura scientifica e tecnologica. "L'Italia ha bisogno di un vero liceo scientifico," - continua Berlinguer - "quando ero ministro avevamo approvato la legge sul riordino dei cicli scolastici. Mancava il decreto attuattivo, ma la normativa è stata poi abrogata".
Fanno eco all'ex ministro, il preside della facoltà di Scienza di Tor Vergata a Roma Nicola Vittorio (animatore tra l'altro del progetto lauree scientifiche) e Giovanni Sedioli già preside dell'Istituto Tecnico Aldini Valeriani e Direttore del Museo del Patrimonio industriale di Bologna: "Ci sono due problemi. Uno è culturale, l'altro è di approccio alle materie e di conseguenza riguarda l'insegnamento".
Eppure secondo la ricerca di Confindustria per l'intero 2008 le aziende italiane hanno programmato di assumere 335.280 diplomati, di cui 323.492 provenienti dagli istituti tecnico professionali. L'offerta, però, si ferma a 142.218 studenti "e le imprese evidenziano una carenza su tutta la filiera produttiva", incalza Sedioli che osserva: "C'è una netta sottovalutazione della componente culturale tecnologica, come se fosse di serie B. Inoltre le famiglie spingono perché i giovani si iscrivano al liceo, soprattutto per posticipare il tempo delle scelte di vita". Una situazione alla quale si aggiunge il fatto che per molti l'impiego da neodiplomati, è più un rischio che un'opportunità.
La situazione non è migliore sul fronte universitario delle scienze di base. Se è vero che dal 2001 le immatricolazioni sono tornate a crescere, la situazione resta difficile: "Il problema è l'orientamento" spiega Vittorio. "La gente crede siano materie inutili sulle quali pesa l'incognita del futuro professionale". A preoccupare gli studenti le prospettive di lavoro, "o meglio l'immagine che si è creata" prosegue il preside. "Oggi un ricercatore ha uno stipendio basso con una difficile prospettiva di carriera". Uno dei principali obiettivi di Orientagiovani diventa così quello di dimostrare "quanto sia ampio lo spettro di attività alle quali si può accedere con una laurea in matematica", dice Vittorio sottolineando come le capacità del problem solving siano richieste sul mercato, "ma forse per cambiare la situazione basterebbe restituire ai ricercatori la dignità che meritano". Un altro problema riguarda l'insegnamento "perché i bambini nascono curiosi prima che la loro voglia di scoprire le cose venga uccisa dalla scuola", osserva Berlinguer. Insomma per salvare il panorama tecnico scientifico italiano bisognerebbe cambiare il metodo d'apprendimento, "mettendo lo studente al centro delle lezioni" dice Vittorio, "ma è fondamentale dimostrare gli esperimenti in laboratorio" incalza Berlinguer. Insomma anche la scuola dovrebbe recuperare il metodo di Galileo: passare dall'osservazione alla sperimentazione per arrivare alla formulazione di una teoria prima di verificarla in modo inconfutabile. Berlinguer insiste anche perché vengano moltiplicate le iniziative come il Festival della scienza di Genova, "dove la gente impara divertendosi". Ma un ruolo importante spetta al Governo: "Il ministro Fioroni aveva stanziato 15 milioni per finanziare i laboratori scolastici. Il ministro Gelmini sembra favorevole a mantenere questa rotta: è fondamentale per restituire al Paese la cultura tecnico scientifica che merita".