|
Tratta dalla raccolta Ossi di seppie di
Eugenio Montale, questa poesia, anche se non fra le più
conosciute, fin da piccola da quando presi in mano quel libro, mi
colpì. Sapeva già allora trasmettermi un senso di
agitazione quasi euforica e tutt'ora continua a farlo.
A quasi trent'anni dalla scomparsa del poeta,
volevo ricordarlo così.
Il vento che stasera suona attento -
ricorda un forte scotere di lame – gli strumenti dei fitti
alberi e spazza l’orizzonte di rame dove strisce di
luce si protendono come aquiloni al cielo che rimbomba (Nuvole
in viaggio, chiari reami di lassù! D’alti Eldoradi
malchiuse porte!) e il mare che scaglia a scaglia, livido,
muta colore lancia a terra una tromba di schiume intorte; il
vento che nasce e muore nell’ora che lenta s’annera
suonasse te pure stasera scordato strumento, cuore.
|
| E. Montale |
Erica Cazzola, 3^CE
|