Febbraio 2010       Sei in: Home - Rosarno
Rosarno: nè vincitori nè vinti

Qualcuno di noi in questi giorni sicuramente avrà letto su un giornale di cronaca, sentito alla televisione oppure da qualche altra persona, ciò che è accaduto a Rosarno, comune in provincia di Reggio Calabria, e se c’è qualcuno che a riguardo non sa niente, beh... questo è il momento giusto per venirne a conoscenza.

Inizialmente alcune decine di abitanti di Rosarno hanno occupato il Municipio per protestare contro la presenza degli immigrati e hanno chiesto che venissero mandati via. In seguito alla richiesta dei cittadini 200 extracomunitari vengono trasferiti.

Dopo l’assedio al municipio, i cittadini si spostano vicino all’accampamento degli extracomunitari e qui comincia ad aumentare la tensione. Tra gli extracomunitari e i cittadini di Rosarno iniziano gli scontri. Due immigrati vengono feriti alle gambe in seguito ad una sparatoria e vengono poi portati all’ospedale.

Prontamente gli altri extracomunitari hanno reagito armati di spranghe portando caos nella città nonostante l’intervento della polizia.

Questi sono i fatti che alcuni giornali online hanno riportato.

Questa tensione era presente già da molto tempo: l’aumento delle persone arrivate in continuazione (provenienti anche dal nord perché avevano perso il lavoro a causa della crisi) in cerca di lavoro negli aranceti, gli immigrati che vivevano in un edificio abbandonato e una parte di loro che non aveva il permesso di soggiorno (concesso poi a quelli che sono stati feriti da armi da fuoco o da sprangate). Solo alcune delle cause che hanno fatto traboccare il vaso.

Bisognava proprio arrivare a tanto? Bisognava per forza usare armi e spranghe per ferire altre persone che, in fondo, sono proprio come noi, solo con un colore diverso della pelle?

A Rosarno alla fine hanno perso tutti. Gli immigrati, costretti a lasciare la cittadina nella quale erano venuti per cercare lavoro, e ora abbandonati ad un incerto destino. La popolazione locale, o parte di essa, che ha mostrato il suo volto peggiore: esasperato, intollerante e violento. Lo stato, che ha fatto fatica a riportare la calma e imporre la legalità in un territorio già devastato da abusi di ogni tipo. I giorni della rabbia, della “caccia al negro”, delle fucilate ad altezza d’uomo e degli atti di violenza ingiustificata anche da parte degli immigrati sono il risultato di una miscela esplosiva fatta di illegalità diffusa e tollerata, di sfruttamento del lavoro nero (anche da parte della criminalità organizzata) e di mancanza di controllo da parte dello Stato.

E tutto questo forse perché siamo abituati a giudicare le persone solo da come appaiono, dal loro aspetto esteriore, dalla loro provenienza, perché ci siamo fatti un’idea di loro sentendo quello che fanno i loro connazionali, perché delle azioni che fanno ci ricordiamo soprattutto quelle che danneggiano la nostra società e non quelle che la migliorano, perché non riusciamo ad essere dell’idea che loro svolgono quei lavori che noi non faremmo mai o che in pochi fanno (stradino, lavorare negli aranceti, fare asfalti, …) pur di avere un lavoro che gli permetta di mantenere se stessi e la propria famiglia. Forse è per questi motivi che non riusciamo ad accettarli e ad apprezzarli per quello che sono veramente e per quello che hanno dentro.



Chiara Martini, 2^CE