Febbraio 2010       Sei in: Home - viaggio ai confini della realtà
Viaggio a Palermo. Un'esperienza che mi ha cambiato profondamente

Il percorso di legalità a cui ho partecipato, nel Febbraio 2009, si è rivelata un'esperienza stupenda e molto sorprendente, che ha cambiato alcune delle mie percezioni e delle mie idee riguardo a importanti temi politico-sociali. Innanzitutto avevo sempre pensato che il problema della mafia fosse un problema che interessasse esclusivamente il sud del nostro paese, e non riguardasse il nord, cosa che ho scoperto essere totalmente infondata, grazie all’opportunità che abbiamo avuto a Palermo di incontrare il Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso, che ci ha spiegato come sia vero che le cosche mafiose si trovano al sud, ma che i veri affari vengono fatti al nord attraverso il riciclaggio di denaro sporco nelle nostre imprese, attraverso lo spaccio della droga e in molti altri modi.

Altra convinzione che avevo era che la mafia esistesse solo al sud perchè in fondo i meridionali non se ne volevano veramente liberare, e quindi spettasse solo a loro il dovere di liberarsene. Anche questa idea ho scoperto essere totalmente infondata, e l’ho percepito fin da subito, quando, fermatici a Capaci, dove avvenne l’attentato che tolse la vita al giudice Giovanni Falcone, a sua moglie e agli uomini della scorta, la nostra guida, un giovane palermitano, si commosse mentre spiegava la dinamica dei fatti, che finirono col far esplodere addirittura mille kili di tritolo. Questa sensazione l’ho percepita molto anche quando abbiamo incontrato un gruppo di nostri coetanei palermitani, in cui si notava benissimo la sofferenza che la maggior parte di loro provava nel parlare della mafia, ma soprattutto di quanto vorrebbero potersene liberare, cosa veramente difficile, poiché essa è radicata anche nelle istituzioni. Devo dire che sono rimasto molto affascinato dai luoghi che abbiamo visto. Innanzitutto il nostro hotel in riva al mare ci regalava un bellissimo panorama, che si mischiava con il verde spettacolare di immense distese di colline che abbiamo avuto l’occasione di ammirare e visitare dopo la mattinata passata a Corleone, recandoci in quello che sarebbe diventato un agriturismo su un terreno confiscato a Cosa Nostra. Purtroppo bisogna constatare che a Palermo ci sono anche delle zone franche, in cui a latitare non sono i malavitosi, ma è lo Stato. In particolare sono stato molto colpito dalla visita a Ballarò, quartiere famoso per il suo mercato, dove mi ha profondamente colpito la grande povertà della gente, ma soprattutto da Brancaccio, dove ci siamo recati per rendere omaggio al luogo in cui perse la vita Don Pino Puglisi. In quest’ultimo quartiere ho veramente sperimentato cosa voglia dire vivere in un posto dove ciò che dovrebbe garantire lo Stato, lo garantisce la mafia; e mi è stato chiarissimo che per chiunque viva in quelle zone, ribellarsi a Cosa Nostra sia assolutamente impossibile oltre che assolutamente controproducente, poiché lì è la mafia che offre lavoro,è la mafia che ti dà sicurezza di non subire rapine, è la mafia che ti dà opportunità di trascorrere una vita agiata, e spesso offre questi servizi in modo migliore rispetto a quanto non possa fare lo stesso Stato. Nonostante questo siamo riusciti a tastare con mano quanto la stragrande maggioranza delle persone voglia liberarsi in tutti i modi dal cancro della mafia, e credo che le persone che hanno vissuto questa esperienza con me l’abbiano capito. La prova di quanto dico l’ho riscontrata quando, incontrando la sorella di Paolo Borsellino, e ascoltando quanto aveva da dirci, ho visto molti occhi commossi, poiché, sebbene il viaggio sia durato solo qualche giorno, abbiamo avuto l’opportunità di immedesimarci nella gente del luogo, ormai stremata dal sentirsi apostrofare come “Tutti Mafiosi”.

Vorrei infine lanciare una provocazione, a tutti voi. Pensate che avreste il coraggio di denunciare un mafioso? Sareste disposti a sacrificare la vostra libertà personale? La vostra sicurezza e quella della vostra famiglia? E nel peggiore dei casi addirittura la vostra vita? Credete che sia un giusto prezzo da pagare per liberarsi della Mafia? Io credo di no, ed è proprio per questo che tutti devono lottare per liberarcene definitivamente. Nessuno ci chiede di essere degli eroi, ma abbiamo il dovere morale almeno di schierarci tutti apertamente dalla parte dello Stato, e mi riferisco soprattutto a coloro che evadono le tasse, e che rendono lo stato più debole,e meno in grado di far fronte alle esigenze di tutta la collettività, a quelli che lavorano in nero, a quelli che in qualche modo fanno sì che tutto non avvenga nella più totale Legalità possibile. Per ultima cosa vorrei rendervi partecipi di una richiesta che un nostro coetaneo ci ha rivolto, quando ci disse:"Liberarci dalla mafia è possibile, ma per riberarcene ci serve l'aiuto di tutti! Anche del vostro."

Stevano Seraglio 5AP