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PREVENZIONE ALL’HIV

L’attività di prevenzione all’HIV consiste nell’assiduo lavoro di medici e psicologi che si recano nelle scuole per incontrare gli alunni e spiegare loro come comportarsi di fronte ad un rapporto sessuale con l’utilizzo di precauzioni per evitare spiacevoli “incidenti di percorso” quali gravidanze, malattie veneree e AIDS.

Credo che questa attività sia molto importante perché gli incontri vanno a toccare temi che normalmente con i familiari non si sfiorano perché considerati una sorta di “tabù”. Personalmente sono sempre stata interessata all’argomento perché il rischio, specialmente riguardo alla sfera sessuale, non mi piace.  Preferisco proteggermi sia da malattie che da gravidanze... Come tutti penso!

Quest’anno la prima parte dell’attività è stata, a mio parere, ripetitiva: sono tre anni che ci vengono ripetute le stesse cose (uso del preservativo contro malattie e gravidanze, pillola anticoncezionale ecc...) e credo siano sufficienti due lezioni come dare indicazioni su come proteggersi fisicamente, pur ammettendo che ripetere non fa mai male.

Ciò che ho trovato molto interessante è conoscere le modalità di trasmissione del virus dell’HIV, cosa che mi ha fatto riflettere: credevo fosse più semplice cadere nella trappola del virus, quindi tendevo a considerare le persone sieropositive come gente da evitare per non rischiare in alcun modo di essere contagiata, quando, invece, sono persone normali come noi e specialmente non contagiose dato che la malattia si trasmette solo attraverso rapporti sessuali a rischio o tramite trasfusioni sanguigne di ogni genere con una persona infetta.

L’incontro che però mi ha spalancato più porte è stato quello con Corrado Valvo, un volontario che ha raccontato a noi studenti alcune piccole ma grandi storie di persone affette da AIDS, alcune forti e determinate che ancora oggi lottano contro l’HIV e tutte le conseguenze che esso porta, altre più deboli che hanno lasciato un vuoto nel cuore delle persone a loro care. Corrado è una di quelle persone forti che ha deciso di lottare per la sua vita e di aiutare le persone come lui a fare la sua stessa scelta, insegnando loro a non mollare mai perché “Ciò che non uccide, fortifica”. Egli ci ha raccontato la sua storia facendoci notare che le difficoltà che dà la malattia non consistono solo nel superare il trauma iniziale, il convivere con il problema e l’acquisto dei farmaci per frenarne l’avanzamento, ma anche, e soprattutto, nel pregiudizio che nutrono le persone nei confronti di un sieropositivo, pregiudizio che tende ad escludere ed emarginare il malato per paura di essere contagiati dal virus. Questo pregiudizio, a mio parere, è alimentato ancora oggi dall’ignoranza che ha la gente di fronte a questo argomento; quindi, il fatto che a scuola si parli di protezione, prevenzione e di esperienze inerenti alla malattia, è utile per evitarci contagi e brutte figure!

La testimonianza di Corrado mi ha fatto riflettere anche su dei miei comportamenti, in quanto sono una ragazza che sta sempre sulla difensiva, una ragazza dal giudizio facile che generalizza molto; mi ha fatto capire che tante volte dovrei soffermarmi di più su ciò che la persona può darmi, anziché cercare subito quello che voglio senza dare peso a bisogni e disponibilità altrui  e mi ha fatto anche pensare che tante volte il giudizio della gente fa sì che la persona che si sente giudicata fa di tutto per essere ciò che gli altri chiedono, costruendosi, quindi, come lei non è, perdendo quella sostanza che la rende unica e speciale.

Devo dire che è stata una bella esperienza, costruttiva e importante per la nostra salute, per la nostra cultura, per la nostra sicurezza e quindi anche per la nostra tranquillità nei rapporti affettivi. Credo che il progetto debba continuare ad essere proposto a tutti i ragazzi perché a mano a mano che si cresce le cose vengono apprese in maniera differente, dando di conseguenza frutti diversi e creando una società diversa e più libera dai pensieri stereotipati e dalle generalizzazioni; pensieri che impediscono - alla persona che generalizza - di apprezzare ogni piccola cosa (o persona) e che non permettono a chi si trova nella confezione degli stereotipi, belli o brutti che siano, si stare bene con se stesso ed avere (nel caso dell’HIV) una vita normale come tutti gi altri.

 

Genny Filippi, 3^CE