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Intervista all'Assessore Pit Formento

Qui di seguito l'intervista a Pit Formento, Assessore alla Cultura del Comune di Schio. Erica ed io siamo andate ad intervistarlo, perchè come vedrete, ha un passato davvero interessante. Tra le altre cose, ci ha colpito il fatto che, torinese di nascita, abbia scelto di vivere proprio qui, a Schio, un comune molto tranquillo, come lo descrive lui stesso. Siamo infatti convinti che la nostra realtà abbia sempre più bisogno di contributi innovativi e di idee: valorizzare quello che siamo, per la nostra storia, aperti alle esperienze nazionali e al mondo. Ringraziamo l'Assessore per la sua disponibilità e vi lasciamo alle sue risposte.
Buona lettura, da Erica e Bianca.

Cosa ha pensato quando le hanno proposto di ricoprire questo incarico? Come si trova in questo ambiente, con questa carica?

Io non ho partecipato alla campagna elettorale, sono stato chiamato a ricoprire questo incarico come tecnico. Un mattino ho ricevuto una chiamata dalla segreteria del sindaco che mi comunicava il suo desiderio di incontrarmi. Al primo incontro non avevo capito niente, poi ce n'è stato un secondo durante il quale mi ha proposto il ruolo di Assessore alla Cultura. Io ho molta stima e grande simpatia per il sindaco, ma in quel momento mi sono chiesto se stesse scherzando. Probabilmente ha vista più lunga della mia. Il tempo ce lo dirà. In ogni caso mi sono lanciato nell'avventura e mi sembra stimolante. Ci sono naturalmente inciampi, difficoltà, ma nulla che una visione d'insieme, un pò di fermezza e una competenza maturata in anni di attività in ambito culturale nazionale ed internazionale non possa far superare.

Quale è stata la sua formazione, quale scuola ha frequentato? Dove? Quale è stato il suo percorso artistico e quale progetto lo vede impegnato in questo momento?

Ho fatto il liceo classico a Torino e mi sono laureato in materie letterarie a Parma, con una tesi sull'immagine del pellerossa nel cinema americano, dopodichè mi sono trasferito a Roma, dove ho lavorato come assistente alla regia, segretario di edizione, fotografo di scena con Steno, Florestano Vancini, Gianni Amelio, Pupi Avati e altri registi minori. Sono stato redattore di una rivista della Gaumont che si chiamava Tuttospettacolo e di servizi radiofonici per l'estero della Rai. Dopo brevi esperienze a Londra prima e poi a Parigi, ho avuto la possibilità di esordire alla regia grazie ad Ermanno Olmi, che è stato il mio primo produttore, insieme a RaiUno. Da allora, era il 1983, mi sono occupato di documentari, molti dei quali sono stati distribuiti non solo in Italia ma soprattutto all'estero, alcuni ottenendo anche premi e riconoscimenti. Dico questo anche se so che i premi contano poco, ma intanto prenderli - soprattutto negli anni in cui li prendevo io, anni in cui erano sempre anche in denaro - dava soddisfazione ma aiutava anche. Sottolineo la distribuzione internazionale perchè, particolarmente in ambito documentaristico, costituisce una vera e propria investitura, che offre non solo visibilità ma possibilità di coproduzioni e riconoscimento di un'autorialità che per un regista è ossigeno.

Cosa ne pensa degli studenti di Schio?

Gli studenti sono giovani. Alla loro età io entravo nell'avventura del futuro come una promessa, oggi il futuro è una minaccia. Credo che essere giovani, e studenti, a Schio come altrove sia difficile. È come se ci fosse stato un riflusso, una regressione, per cui si nega loro quell'identità nuova e unica che per noi era un vessillo, per ricacciarli in una sala d'attesa di preadulti, dove l'immaginazione, il fantasticare, può tornare utile al più per fare i creativi in un'agenzia pubblicitaria e cercare di smerciare yogurt o pannolini.

Quali progetti ha per noi?

Spero che voi abbiate dei progetti in serbo me.